Sardine, anche Di Maio si tuffa a bomba: “Sarebbe bello lavorare insieme”

Roma, 15 dic – “Non le nego cheavevo la tentazione di passare a San Giovanni” . Così Luigi Di Maio, intervistato dal Corriere della Sera, ha finalmente ammesso che anche lui apprezza le sardine. Il leader del M5S non ha esitato poi a propinarci le solite frasi fatte: “Le piazze sono una cosa bellissima. Giorni fa ho incrociato il loro portavoce in tv e gli ho detto che sono bravissimi. Trovo sbagliato che qualcuno, tra i partiti, provi a metterci il cappello. Bisogna lasciar respirare queste emozioni in modo libero, solo così continueranno a essere forti e coinvolgenti”.

Ecco, peccato che lui, da capo di un movimento politico, abbia avuto “la tentazione” di andarci in piazza. E fino a prova contraria, se un capo di un movimento politico partecipa a una manifestazione, inevitabilmente ci sta mettendo il cappello. Certo, potrebbe pure presentarsi in piazza con un passamontagna o travestito da Uomo Ragno per non farsi riconoscere, altrimenti qualche dubbio sui motivi che lo hanno spinto a presenziare inevitabilmente sorge. Intanto però i Cinque Stelle hanno finalmente confermato a tutti che realmente non sono né di destra, né di… destra.

“Lavoriamo insieme”

Per fugarli subito, i dubbi, alla domanda riguardo a un’eventuale alleanza politica con le sardine, Di Maio ha specificato che qualunque convergenza del M5S “è sempre sul programma. Ma facciamo così: per ipotesi, sarebbe bello lavorare insieme su ambiente, giustizia, diritti sociali, lavoro, casa e aiuto alle persone in difficoltà“. Resterebbe fuori giusto l’unico campo di cui il leader pentastellato, in qualità di ministro, dovrebbe occuparsi: la politica estera. Ordunque contrordine compagni grillini, visto che ormai abbiamo perso credibilità, voti e capacità di riempire le piazze mandando la casta a quel paese, uniamoci alla sardine per salvaguardare la casta di cui ormai facciamo parte.

Eugenio Palazzini

Author: Il Primato Nazionale

La guerra è dichiarata e la battaglia inizia

London Calling quarant’anni dopo continua a ispirarci perché è un disco globale, che provincializza l’Europa e porta il rock’n’roll dove non era mai arrivato

Secondo la nota definizione di Italo Calvino, un classico si riconosce dal fatto che «non ha mai finito di dire quello che ha da dire». Più precisamente, argomenta Calvino passando in rassegna alcune delle caratteristiche dei classici, ci troviamo di fronte a un classico quando ci accorgiamo che tende a relegare l’attualità a rumore di fondo ma al tempo stesso continua a sprigionare una potenza tale che con quel rumore di fondo non può fare a meno di interagire. London Calling, il terzo disco dei Clash che oggi compie quarant’anni, può definirsi un classico esattamente per questo: si staglia come pietra miliare ma offre continuamente chiavi di lettura, punti di vista, sguardi sul contemporaneo. È un disco che continua a risuonare nelle nostre esistenze quotidiane.

È l’inizio dell’estate del 1979, siamo a Londra. Lungo Causton Street, non lontano da Westminster, c’è un terreno adibito a campo da calcio. Ogni giorno si presenta un gruppetto di ventenni a giocare a pallone. Sono i Clash con la loro crew. Joe Strummer, voce e chitarra ritmica, non è dotatissimo tecnicamente ma per compensare corre come un pazzo ed è molto generoso. Mick Jones, chitarra solista e spesso cantante, ha buoni numeri ma tende a strafare quando ha la palla al piede. Il bassista rude boy Paul Simonon è poco attrezzato dal punto di vista tecnico oltre che fallosissimo. Topper Headon, il batterista, è un virtuoso, uno di quelli che fanno la differenza. I quattro giocano assieme ai ragazzi del loro entourage. Ogni giorno, dopo un’ora di sgroppate polverose, ritornano sudatissimi in sala di registrazione al Vanilla Studios, un magazzino di un palazzo che oggi non esiste più, è stato demolito. Stanno lavorando a London Calling, il primo disco di rock’n’roll globale della storia della musica, un album che non si limita a tracciare nessi tra luoghi diversi, linguaggi plurimi e sonorità differenti ma che ricombina i rapporti tra centro e periferia, tra sud e nord.

In quell’estate del 1979 il punk sembra davvero morto. Sono apparsi due album d’esordio che travalicano il genere e battezzano la cosiddetta new wave: Unknown Pleasure dei Joy Division e Y del Pop Group. È uscito Metal Box dei Pil, il gruppo con il quale John Lydon si libera del personaggio marcio di Johnny Rotten che gli aveva cucito addosso Malcom McLaren e decostruisce il rock prima che il punk, chiudendo la parentesi fugace e fondativa dei Sex Pistols di Never Mind the Bollocks.

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Author: Come Don Chisciotte

LORO POSSONO

Ricordate le reazioni americane, europee ed ovviamente dei media nostrani a direzione ebraica al memorandum di intesa che l’Italia ha osato stringere con la Cina a marzo? Rimproveri durissimi. Minacce e vere e proprie di sanzioni. Cipiglo di Merkel e Macron. Visite di pentimento di Di Maio al soglio di Washington, “pietà, la Nato resta la nostra casa…pagheremo gli F35, ci stiamo allontanando da Putin e dal suo petrolio”…

“ Di Maio ha sgualcito l’immagine che a fatica si era costruito dalle parti di Washington, quando si presentò agli americani, nel novembre 2017, come il possibile futuro candidato premier”, rimproverava il neocon che dirige la Stampa, Maurizio Molinari,che a Washington è di casa. Gli americani “ credono che aprire i porti di Genova e Trieste ai cinesi sia il cavallo di Troia per i loro piani di conquista geopolitica”.

(Guardate il video di Molinari: dove dice che “L?italia è nella morsa” fra Trump e Xi

https://www.lastampa.it/politica/2019/03/12/news/di-maio-rassicura-gli-usa-ma-sul-patto-italia-cina-roma-e-pronta-alla-firma-1.33687121

https://video.lastampa.it/esteri/l-italia-nella-morsa-della-sfida-globale-fra-trump-e-xi/96453/96460?

(Qui Cerasa: https://www.ilfoglio.it/politica/2019/03/13/news/il-nazionalismo-e-un-affare-da-topolini-242783/)

I cinesi gestiscono Haifa – e nessuna protesta

Orbene, ai primi di dicembre, Israele ha affittato l’intero porto di Haifa a Pechino. Lo apprendiamo dal Jerusalem Post, che trionfante comunica: “La grande battaglia sul porto di Haifa si è conclusa e laCina ha battuto gli Stati Unitinella competizione per influenzare la politica israeliana.

La Cina inizierà a gestire il porto nel 2021 e gli Stati Uniti dovranno decidere se continuare ad attraccare lì la sua sesta flotta o dar seguito al la sua minaccia di ritirarsi”.

https://www.jpost.com/Israel-News/China-wins-on-Haifa-port-but-fights-with-US-for-the-future-analysis-610510

In questo caso, nessuna minaccia. Nemmeno un sopracciglio aggrottato. Solo il sospiro: vuol dire che non ci attracchiamo più la Sesta Flotta.. nessuna inquietudine”.

Eppure non solo Israele è il beneficiario alla pari di tutti i segreti e le tecnologie americane, le più gelose e di valore strategico, che riceve con totale generosità e senza pagare; onde grazie alla lobby e alle migliaia di sayanim inseriti nei posti chiave, gli Usa sono per Sion un libro aperto e un ventre molle per il piccolo popolo a cui niente si può negare.

Non basta: Israele è anche famosa per essersi già rivendute le tecnologie più decisive alla Cina. Per esempio “la tecnologia segreta americana per missili ed elettro-ottica è stata recentemente trasferita in Cina da Israele, comprendente , il sistema di refrigerazione in miniatura prodotto da Ricor e utilizzato per missili e apparecchiature elettro-ottiche”, lamentava flebile il sito Military.com il 14 dicembre 2013”.

Anzi, aggiungeva il sito, “all’inizio degli anni ’90 l’allora direttore della CIA James Woolsey disse a una commissione per gli affari del governo del Senato che Israele aveva venduto i segreti degli Stati Uniti alla Cina per circa un decennio.Più di 12 anni fa gli Stati Uniti chiesero a Israele di annullare un contratto per fornire alla Cina missili Python III, che includeva la tecnologia sviluppata dagli Stati Uniti per i suoi missili Sidewinder”.

Ma questa è storia antica. Invece è del marzo scorso la lamentela di Foreign Policy (la rivista del Council on Foreign Relations) del marzo 2019: “La Cina sta spiando Israele per rubare i segreti degli Stati Uniti

China Is Spying On Israel to Steal U.S. Secrets

Da decenni Israele (dice FP) nel quadro del grande progetto incentivare investimenti esteri e delle privatizzazioni di beni nazionali e di espansione dei beni israeliani sui mercati internazionali – insomma il bello del mercato globale – insomma la piccola Sion sempre minacciata nella sua esistenza “dal 1992 al 2017, ha accresciuto il commercio bilaterale con la Cina da $ 50 milioni a $ 13,1 miliardi, diventando così -la Cina – il più grande partner commerciale di Israele in Asia e il suo terzo partner commerciale al mondo dopo l’Unione Europea e gli Stati Uniti.Nella prima metà del 2018, le importazioni cinesi da Israele hanno raggiunto $ 2,77 miliardi, con un incremento del 47% rispetto allo stesso periodo del 2017”.

Orbene, la Cina sta già spiando “ i due maggiori esportatori di armi di Israele, Israel Aerospace Industries e il produttore di armi Rafael, insieme alla società Elbit Systems.I primi due sono corporazioni statali e tutti e tre hanno filiali negli Stati Uniti che aiutano a fabbricare le armi più avanzate di Israele, inclusi missili e avionica.Questi progetti e segreti commerciali sono ambiti dalle agenzie di intelligence e dai governi di tutto il mondo”. Aziende israeliane che “ stanno collaborando con le loro controparti statunitensi come Raytheon, Boeing e Lockheed Martin ai progetti congiunti, che includono aerei da guerra F-16 e F-35 e i sistemi di difesa antimissilistica Arrow. Chiaramente, la Cina percepisce Israele come una porta posteriore attraverso la quale può accedere e penetrare in programmi segreti statunitensi”.

Porta posteriore? Alla nostra mente volgare viene una metafora più corporea: per Sion, la superpotenza è il culum LGBT offerto ad ogni inculatio e violazioni che vengano in mente alla fantasia più osée dell’entità ebraica e alla sua lobby. E senza difesa, come sappiamo da quando il culum apertissimo si fece fottere i segreti per la fabbricazione della Bomba.

Adesso, come ha detto la stessa intelligence israeliana, “ gli investimenti cinesi in Medio Oriente sono aumentati del 1.700 percento tra il 2012 e il 2017. Complessivamente, i cinesi hanno investito $ 700 miliardi nella regione.Quasi la metà è nel settore energetico, $ 150 miliardi in ricerca e sviluppo, $ 113 miliardi nell’industria, $ 103 miliardi nei trasporti, $ 68 miliardi nel settore militare, $ 4 miliardi in prestiti finanziari e solo $ 155 milioni in aiuti umanitari”.

Non è il bello del mercato? Pechino non sta forse applicando le lezioni che avete predicato rispetto alle “aperture” di ogni genere? Di che vi lamentate dunque, culum americano ormai da decenni non più vergine? La Cina sta ampliando non sono il porto di Haifa ma anche quello di Hasdod


Marzo 2017: il patto cino-israeliano per gli accordi di libero scambio. https://www.fmprc.gov.cn/mfa_eng/wjb_663304/zzjg_663340/xybfs_663590/xwlb_663592/t1448055.shtml

Va bene. Già sappiamo che dagli USA, non verrà ad Israele nemmeno il minimo rimprovero . Ma allora perché la lobby ebraica nostra, coi suoi giornali e vari media, ci rimprovera di esserci associati alla Via della Seta e minaccia e fa minacciare sanzioni e ritorsioni non solo da culum americano ma da quello merkeliano, non meno aperto alle voglie loro? Da noi, i cinesi non potranno carpire un millesimo dei segreti militari americani che Israele mette addirittura in vendita.

Perché dunque? E’ solo per dimostrare il vostro potere e la vostra voce in capitolo anche vero un paese secondario, di terza scelta? A questo proposito mi piacerebbe domandare come mai tutti gli ebrei che contano – dai Cerasa ai Ferrara, da Mentana ai Molinari , da David Sassoli a Gualtieri – sono in prima linea nella campagna per tenerci dentro la UE ad ogni costo. Sembra quasi che starci , i questa gabbia, piaccia solo a loro. Ma capisco che tali domande possono rinfocolare l’antisemitismo – che come tutti sanno è in travolgente avanzata in Europa , per i quale è in corso la giustissima campagna contro l’Odio. Quindi ritiro.

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Author: maurizioblondet.it

Diretta Juve-Udinese ore 15: dove vederla in tv e probabili formazioni

Author: undefined – Calcio

TORINO – La Juve deve riscattare la sconfitta di sabato scorso contro la Lazio (primo ko stagionale per la squadra di Sarri) e oggi affronta alle 15 all’Allianz Stadium l’Udinese. La squadra di Gotti, dopo il successo al Ferraris contro il Genoa (3-1), nelle ultime quattro partite ha collezionato solo due punti, frutto dei pareggi interni contro Spal e Napoli. La classifica dice 15 punti, solo due in più del Brescia (le Rondinelle devono recuperare il match contro il Sassuolo). La squadra di Sarri vincendo oggi balzerebbe momentaneamente di nuovo in testa in attesa della partita dell’Inter, che nel posticipo delle 20.45 sfiderà una Fiorentina in piena crisi. L’ultima vittoria dei friulani in casa della Juve risale alla prima giornata della stagione 2015-16, quando un gol di Thereau costrinse alla sconfitta la squadra allora allenata da Massimiliano Allegri. 

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Juve-Udinese: dove vederla in tv

Juve-Udinese è in programma oggi alle ore 15 all’Allianz Stadium di Torino e sarà visibile in esclusiva in diretta su Sky Sport Serie A e Sky Calcio 2. Inoltre sarà disponibile in streaming sulla piattaforma Skygo.

Juve-Udinese: le probabili formazioni

Sarri recupera Bentancur a centrocampo, costretto a uscire per infortunio nel primo tempo della sfida contro la Lazio. L’uruguaiano dovrebbe partire dall’inizio, vista anche l’assenza per squalifica di Pjanic, con Rabiot e Matuidi che dovrebbero agire ai suoi fianchi. Confermato ancora Bernardeschi nel ruolo di trequartista, mentre in avanti dovrebbero partire dal primo minuto Dybala e Cristiano Ronaldo, con Higuain pronto a entrare a partita in corso. Gotti, invece, dovrebbe schierare i suoi con l’ormai collaudato 3-5-2. In avanti spazio alla coppia Lasagna-Okaka

JUVENTUS (4-3-1-2): Szczesny; Danilo, Bonucci, De Ligt, Alex Sandro; Rabiot, Bentancur, Matuidi; Bernardeschi; Dybala, Cristiano Ronaldo. ALL.: Sarri. A DISP.: Buffon, Pinsoglio, Rugani, Demiral, De Sciglio, Ramsey, Emre Can, Muratore, Douglas Costa, Pjaca, Higuain. 

UDINESE (3-5-2): Musso; De Maio, Troost-Ekong, Nuytinck; Ter Avest, Mandragora, Fofana, De Paul, Stryger Larsen; Lasagna, Okaka. ALL.: Gotti. A DISP.: Nicolas, Perisan, Sierralta, Becao, Opoku, Walace, Barak, Pussetto, Nestorovski, Teodorczyk. 

ARBITRO: Pasqua di Tivoli.

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